“Dopo l’ho sognato, sai? Aveva un paio di bermuda bianchi e pure la maglietta era candida. Mi salutava dal marciapiede sull’altro lato della strada, ma era pieno di macchine che sfrecciavano tra noi e io non potevo attraversare. Proprio così, l’ho salutato anch’io con la mano e l’ho visto lentamente dissolvere di là dal marciapiede. Però ho notato che sorrideva”.E sembrò così genuinamente sorpreso quando il dottore gli disse che il ragazzo aveva contratto l’HIV e che conveniva anche a lui fare il test. Fu l’ultima volta che i due si videro.
Nel libricino di carta riciclata che gli fece arrivare in ospedale Luca confessò che non aveva mai fatto il test e non l’avrebbe mai fatto. Brevemente gli accennò a quel incontro di sesso a pagamento, la notte in cui aveva deciso di farla finita con l’overdose. Che l’uomo gli aveva promesso il doppio dei soldi se l’avessero fatto senza preservativo ma che poi quando avevano finito si era rimangiato la parola. Che lui si era incazzato di brutto e alla fine il sardo gli aveva sbattuto i soldi in faccia e gli aveva detto: “Tanto quello che ti dovevo dare te l’ho già dato”.

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